Epatite

28 luglio: Giornata mondiale dell’epatite

La data è stata fissata per rendere onore al dott. Blumberg, nato il 28 luglio del 1928 ed insignito, nel 1976, del premio Nobel per la medicina e la fisiologia per le scoperte riguardanti il virus dell’epatite B e i lavori per lo sviluppo del primo vaccino antiepatite.

Le malattie del fegato hanno un impatto molto importante sulla salute pubblica e l’ Organizzazione Mondiale della Sanità stima circa 1,4 milioni di morti all’anno dovute a tali patologie; morti che in molti casi potrebbero essere scongiurate con campagne di prevenzione ed un tempestivo intervento terapeutico.

Epatite: che cos’è, come si manifesta, come si diagnostica.

Intanto è bene sapere che esistono diverse forme di epatite virale: le principali sono l’epatite A, B e C. Esiste anche l’epatite Delta e l’epatite E.

Cosa causa l’epatite A:

L’epatite A è provocata da un virus denominato HAV, si contrae per via oro-fecale, consumando alimenti o bevande contaminati o entrando in contatto diretto con soggetti portatori ed è più diffusa dove le condizioni igienico sanitarie sono precarie; il consumo di frutti di mare crudi è ancora un’importante veicolo d’infezione. Una banale misura come lavarsi accuratamente le mani dopo essere andati in bagno e dopo aver manipolato cibo e bevande riduce il rischio d’infezione.

Il periodo d’incubazione è di circa tre o quattro settimane ma a volte può essere più lungo e il tasso di mortalità è molto basso; tale forma di epatite ha un andamento acuto e non cronicizza: In genere la malattia va incontro a risoluzione nel giro di un mese o due grazie al sistema immunitario che debella il virus; è disponibile un vaccino che conferisce immunità a lungo termine.

Cosa causa l’epatite B:

L’epatite B è provocata da un virus denominato HBV. Si stima che nel mondo oltre 250 milioni di persone siano portatrici croniche del virus e i decessi si attestano su circa 800 mila persone all’anno. Il contagio avviene tramite il contatto con sangue, liquido seminale o secrezioni vaginali infette.

I soggetti a rischio sono quindi persone che hanno maggiore possibilità di entrare in contatto con liquidi o secrezioni infette per lavoro, persone che hanno rapporti non protetti con partner a rischio e i tossicodipendenti che assumono droghe intravenose scambiandosi la siringa. In alcuni casi il virus può essere trasmesso da madre a figlio. Il periodo d’incubazione è di circa tre mesi.

In moltissimi casi (circa il 90 per cento) tale virus viene debellato dal sistema immunitario nel giro di sei mesi; ovviamente in questa finestra di tempo il soggetto può infettare altre persone ed è quindi necessario avvisare il personale sanitario ed eventuali partners del problema. I rimanenti soggetti che non sono in grado di sconfiggere il virus possono aver bisogno di trattamenti antivirali perché altrimenti la malattia tende a cronicizzare e può portare a cirrosi o tumore epatico.

L’epatite B si può prevenire con la vaccinazione che conferisce immunità a lungo termine.

Cosa causa l’epatite C:

L’epatite C è provocata da un virus denominato HCV che è stato isolato nel 1989. Si stima che a livello mondiale i portatori cronici della malattia siano circa 70 milioni, mentre i decessi si attestano sui 400 mila ogni anno. Le più comuni vie di contagio sono: scambio di siringhe infette, rapporti sessuali non protetti con partner a rischio, tatuaggi o piercing effettuati senza seguire le corrette norme igienico-sanitarie.

Seppur raramente, il virus può essere passato da madre a figlio. Il periodo d’incubazione può variare fra le due settimane e i sei mesi ma è più tipicamente compreso fra le sei e le nove settimane. Non sempre è necessario ricorrere a farmaci antivirali: se i danni al fegato sono minimi può essere sufficiente monitorare periodicamente i valori epatici.

Al momento le strategie terapeutiche disponibili permettono l’eradicazione del virus HCV nel 95 per cento dei casi con effetti collaterali ben gestibili. Allo stato attuale non esiste un vaccino contro l’epatite di tipo C e la prevenzione rimane la migliore arma a disposizione.

Spesso le epatiti provocano un ingrossamento del fegato e anche una certa dolorabilità nell’area epatica; la diagnosi viene fatta attraverso semplici esami del sangue che rilevano la presenza di anticorpi prodotti dall’organismo in risposta al virus (epatite A e B) o di antigeni tipici del virus (epatite B e C).

Epatite D o epatite Delta:

L’epatite Delta è causata dal subvirione HDV , una tipologia di virus che ha bisogno del sostegno di un altro virus per poter moltiplicarsi, in questo caso il virus dell’epatite D necessita della presenza del virus HBV (quello dell’epatite B).

Negli Stati Uniti d’America fu scoperto che circa meta’ di casi di epatite fulminante attribute all’epatite B erano causati dal virus HDV. Per fortuna il vaccino contro l’epatite B funziona anche contro l’epatite D.

Cosa causa l’epatite E:

Simile all’epatite A, ma causata dal virus HEV. I casi cronici sono rari e colpiscono i soggetti immunodepressi, in particolare i soggetti più vulnerabili sembrano essere le donne gravide, specialmente al terzo trimestre, con un’alta probabilità di decesso per via dell’infezione. Le cause dell’infezione sono le medesime dell’epatite A.

Tra tutte le forme di epatite, i casi di epatite E sono quelli in aumento nella nostra penisola. Secondo il Sistema Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta (SEIEVA) degli oltre 16.000 casi di epatite cronica registrati a partire dal 2007, solo 332 di questi sono stati di epatite E. Anche se si tratta solo del 2% del totale l’incidenza di questa forma di epatite risulta in aumento. Per rifermenti consultare il seguente link.

Quando l’infezione è in corso ma anche subito dopo che è stata debellata è opportuno rimanere a riposo e comunque evitare attività fisiche intense. E’ importante seguire un’alimentazione sana che escluda il consumo di alcolici, fritture e cibi spazzatura e comprenda buone quantità di verdure, grassi buoni, proteine di alto valore biologico e acqua..

Per favorire il pieno ripristino della funzionalità epatica è anche opportuno assumere farmaci solo quando strettamente necessario e sotto controllo medico. Per non sovraccaricare il fegato può essere utile fare piccoli pasti frazionati durante la giornata piuttosto che pasti molto pesanti.

Funghi Medicinali e Epatite: Un considerevole aiuto.

Diversi funghi medicinali esplicano una spiccata azione epatoprotettrice molto utile nei casi di epatite, fra questi funghi medicinali spiccano:

Ganoderma lucidum, Phellinus linteus, Antrodia camphorata. Inoltre, le virtù immunomodulanti possono aiutare l’organismo a combattere più in fretta l’infezione. Elenco alcuni studi fatti sui funghi medicinali ed epatite.

In uno articolo apparso nel 2012 su Journal of Traditional and Complementary Medicine si può leggere una review su vari studi effettuati sull’Antrodia camphorata ed il suo effetto positivo sul danno epatico. La revisione termina sottolineando che l’estratto di tale fungo ha dimostrato effetti benefici sia in prevenzione che in trattamento.
(clicca qui per leggere lo studio)

Uno studio apparso nel 2008 su Journal of Alternative & Complementary Medicine si evidenzia come un estratto del fungo medicinale Agaricus Blazei Murill sia in grado di normalizzare le funzioni di un fegato affetto da epatite cronica di tipo B. L’effetto regolatorio, in particolare, si esplica riportando entro range normali alcuni enzimi il cui dosaggio è fondamentale per stabilire lo stato di salute del fegato.
(clicca qui per leggere lo studio)

In uno studio apparso nel 2017 su Pharmaceutical Biology si sottolinea come alcuni componenti presenti nel Ganoderma lucidum siano in grado di svolgere azione antiossidante ed epatoprotettiva a livello epatico.
(clicca qui per leggere lo studio)

Funghi medicinali correlati: Ganoderma lucidum, Antrodia camphorata, Phellinus linteus, Agaricus blazei murril


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