Effetto dei funghi sulle Malattie Neurodegenerative

PER NON DIMENTICARE CHI DIMENTICA

Malattie Neurodegenerative e l’effetto dei funghi

Settembre è il mese dedicato alla Sindrome d’ Alzheimer, una malattia che, pezzo per pezzo, sgretola via chi siamo privandoci dei nostri ricordi. Una malattia in aumento per diversi motivi, ma il primo fattore ad incidere sull’aumento dei casi statistici è – paradossalmente – il progresso in campo medico. Tale progresso infatti ha aumentato l’aspettativa di vita media nei paesi sviluppati aumentando il numero di persone anziane (categoria più soggetta alle malattie neurodegenerative) e consente una diagnosi precoce della malattia, fattore essenziale per poter ridurre e controllare il danno.

Gli ultimi dati sanitari indicano 1,2 milioni di persone afflitti dalle malattie di tipo neurodegenerativo in Italia. Circa 600 mila di loro sono stati diagnosticati con l’Alzheimer.  Nel mondo ci sono 50 milioni di persone afflitte in attesa di una cura definitiva. Si stima che entro il 2050 questo numero triplicherà. (fonte: Alzheimer’s Disease International)

Questo aumento della  popolazione afflitta in tutto il mondo è accompagnato da una crescita del costo economico e sociale a carico del sistema sanitario e sociale di ogni paese: allo Stato, secondo il periodio di neurologia Lancet Neurology, il costo economico per la cura dei pazienti affetti da demenza a livello mondiale è di circa 600 miliardi di dollari all’anno, con un trend di crescita che lo porterà nel 2030 ad aumentare dell’85% (e con un carico crescente anche per i Paesi in via di sviluppo), facendolo divenire uno degli oneri con maggior impatto economico per i sistemi sanitari nazionali e le comunità sociali dell’intero pianeta.

Nonostante questo, la ricerca scientifica e clinica sulla demenza è ancora gravemente sottofinanziata: in Inghilterra, ad esempio, si calcola che il costo economico complessivo della cura dei pazienti affetti da demenza superi quello per i tumori e per le malattie cardiovascolari messe insieme, ma la ricerca sulle demenze riceve solo un dodicesimo dei finanziamenti di quella per i tumori (fonte).

Il nostro Biologo Luca Pilia per questo mese ha tradotto uno studio giapponese (popolazione conosciuta per i bassi indici di nascita e alta percentuale di popolazione anziana) della Mushroom Laboratory, Hokuto Corporation, di Nagano riguardante l’effetto dei funghi sulle malattie neurodegenerative.

Hericium erinaceus sul deterioramento cognitivo lieve

Uno studio clinico a doppio cieco con controllo placebo.

Uno studio a doppio cieco con controllo placebo è stato condotto su uomini e donne giapponesi dai 50 agli 80 anni di età diagnosticati di deterioramento cognitivo lieve per valutare l’efficacia del fungo Hericium erinaceus somministrato oralmente, usando una scala di funzionalità cognitiva basata sulla Scala di Demenza di Hasegawa (Revised Hasegawa Dementia Scale).

30 partecipanti sono stati assegnati casualmente in due gruppi di 15 pazienti, uno dei quali ha assunto Hericium erinaceus mentre l’altro ha assunto un placebo. I soggetti nel gruppo di trattamento hanno preso 1 grammo di Hericium erinaceus 3 volte al giorno per 16 settimane. Dopo la sospensione della cura, i soggetti sono stati osservati per le 4 settimane successive.

Nelle settimane 8, 12 e 16 dell’esperimento, il gruppo sotto Hericium erinaceus ha mostrato punteggi sensibilmente superiori nella scala di funzionalità cognitiva in confronto ai pazienti che hanno assunto il placebo. I punteggi del gruppo dell’Hericium erinaceus sono aumentati nel tempo durante il periodo di assunzione, ma 4 settimane dopo le 16 settimane di trattamento i punteggi sono diminuiti.

Test di laboratorio non hanno mostrato effetti collaterali. I risultati ottenuti in questo studio dimostrano che l’Hericium erinaceus è efficace per migliorare il deterioramento cognitivo lieve.


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