RICERCA SCIENTIFICA

Gano Nature promuove da sempre la ricerca scientifica su funghi medicinali. Di seguito troverete ricerche condotte da diversi laboratori, università e cliniche riconosciute a livello mondiale e notizie sul mondo della micologia.

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Gano Nature promuove da sempre la ricerca scientifica su funghi medicinali. Di seguito troverete ricerche condotte da diversi laboratori, università e cliniche riconosciute a livello mondiale e notizie sul mondo della micologia.

Scopri i nostri articoli sui funghi medicinali

Alzheimer

14 Ottobre, 2019|

PER NON DIMENTICARE CHI DIMENTICA

Malattie Neurodegenerative e l’effetto dei funghi medicinali

Settembre è il mese dedicato alla Sindrome d’ Alzheimer, una malattia che, pezzo per pezzo, sgretola via chi siamo privandoci dei nostri ricordi. Una malattia in aumento per diversi motivi, ma il primo fattore ad incidere sull’aumento dei casi statistici è – paradossalmente – il progresso in campo medico. Tale progresso infatti ha aumentato l’aspettativa di vita media nei paesi sviluppati aumentando il numero di persone anziane (categoria più soggetta alle malattie neurodegenerative) e consente una diagnosi precoce della malattia, fattore essenziale per poter ridurre e controllare il danno.

Gli ultimi dati sanitari indicano 1,2 milioni di persone afflitti dalle malattie di tipo neurodegenerativo in Italia. Circa 600 mila di loro sono stati diagnosticati con l’Alzheimer.  Nel mondo ci sono 50 milioni di persone afflitte in attesa di una cura definitiva. Si stima che entro il 2050 questo numero triplicherà. (fonte: Alzheimer’s Disease International)

Questo aumento della  popolazione afflitta in tutto il mondo è accompagnato da una crescita del costo economico e sociale a carico del sistema sanitario e sociale di ogni paese: allo Stato, secondo il periodio di neurologia Lancet Neurology, il costo economico per la cura dei pazienti affetti da demenza a livello mondiale è di circa 600 miliardi di dollari all’anno, con un trend di crescita che lo porterà nel 2030 ad aumentare dell’85% (e con un carico crescente anche per i Paesi in via di sviluppo), facendolo divenire uno degli oneri con maggior impatto economico per i sistemi sanitari nazionali e le comunità sociali dell’intero pianeta.

Nonostante questo, la ricerca scientifica e clinica sulla demenza è ancora gravemente sottofinanziata: in Inghilterra, ad esempio, si calcola che il costo economico complessivo della cura dei pazienti affetti da demenza superi quello per i tumori e per le malattie cardiovascolari messe insieme, ma la ricerca sulle demenze riceve solo un dodicesimo dei finanziamenti di quella per i tumori (fonte).

Il nostro Biologo Luca Pilia per questo mese ha tradotto uno studio giapponese (popolazione conosciuta per i bassi indici di nascita e alta percentuale di popolazione anziana) della Mushroom Laboratory, Hokuto Corporation, di Nagano riguardante l’effetto dei funghi medicinali sulle malattie neurodegenerative.

Hericium erinaceus sul deterioramento cognitivo lieve – Uno studio clinico a doppio cieco con controllo placebo.

Uno studio a doppio cieco con controllo placebo è stato condotto su uomini e donne giapponesi dai 50 agli 80 anni di età diagnosticati di deterioramento cognitivo lieve per valutare l’efficacia del fungo Hericium erinaceus somministrato oralmente, usando una scala di funzionalità cognitiva basata sulla Scala di Demenza di Hasegawa (Revised Hasegawa Dementia Scale).

30 partecipanti sono stati assegnati casualmente in due gruppi di 15 pazienti, uno dei quali ha assunto Hericium erinaceus mentre l’altro ha assunto un placebo. I soggetti nel gruppo di trattamento hanno preso 1 grammo di Hericium erinaceus 3 volte al giorno per 16 settimane. Dopo la sospensione della cura, i soggetti sono stati osservati per le 4 settimane successive.

Nelle settimane 8, 12 e 16 dell’esperimento, il gruppo sotto Hericium erinaceus ha mostrato punteggi sensibilmente superiori nella scala di funzionalità cognitiva in confronto ai pazienti che hanno assunto il placebo. I punteggi del gruppo dell’Hericium erinaceus sono aumentati nel tempo durante il periodo di assunzione, ma 4 settimane dopo le 16 settimane di trattamento i punteggi sono diminuiti.

Test di laboratorio non hanno mostrato effetti collaterali. I risultati ottenuti in questo studio dimostrano che l’Hericium erinaceus è efficace per migliorare il deterioramento cognitivo lieve.

Errori

14 Ottobre, 2019|

Cosa non fare con i funghi medicinali

I funghi medicinali sono prodotti validi e potenti ma troppo spesso la gente commette errori che ne limitano l’efficacia. Ecco a voi una breve lista con gli errori più comuni che dovreste evitare quando vi approcciate ai funghi medicinali:

1. Molte persone mischiano i funghi medicinali col caffè. Pessima idea.

Anche se il caffè con il Ganoderma lucidum o il Cordyceps sinensis ha un buon sapore, mischiarli non è una buona idea. Il caffè può ostacolare l’assorbimento corporeo di minerali e vitamine. I principali costituenti dei funghi medicinali sono dei complessi di polisaccaridi (molecole estremamente complesse piuttosto laboriose da assimilare), fenoli e polifenoli, minerali e vitamine.

Nelle migliori condizioni il vostro corpo è in grado di digerire solo una frazione di polisaccaridi. Mischiare i funghi medicinali al caffè reduce ancora di più la frazione realmente assorbita dal corpo.

Inoltre alcuni componenti sono termolabili (vitamine, fenoli e steroli), e assurmerli con acqua bollente non aiuta a preservarli. E’ un buon modo per estrarre i polisaccaridi ma quando si parla di fenoli, steroli e vitamine il calore semplicemente li distrugge.

Non prendete i funghi col caffè: è uno spreco bello e buono e con quello che costano non è davvero il caso.

2. Prendere i funghi medicinali senza vitamina C.

Questo è un errore molto comune. É importante prendere almeno 250mg di Vitamina C ogni volta che assumete funghi medicinali. La Vitamina C aiuta l’apparato digerente a scomporre e assorbire le complesse molecole che costituiscono il grosso dei principi attivi dei funghi.

I complessi multivitaminici possono andare bene a patto che sia presente la Vitamina C, ma non esagerate perché alcune vitamine se prese in eccesso possono portare a scompensi dannosi.

3. Usare I funghi medicinali nell’impasto di torte e biscotti.

I principi attivi dei funghi medicinali sono termolabili. Alcuni di questi possono resistere per qualche tempo a temperature attorno ai 100 °C, ma metterli in forno a 300 gradi per 30 minuti neutralizzerà tutte le sostanze benefiche contenute nei funghi.

Evitate del tutto. E’ inutile e sprecate soldi e salute.

4. Vaporizzare I funghi medicinali.

Tutti quanti abbiamo visto i video che girano su Youtube di persone che vaporizzano o mettono in un nebulizzatore funghi come l’Amanita muscaria per stonarsi un po’. Spero sinceramente di non dover entrare nei dettagli per spiegare perché simili “esperimenti” non vadano replicati a casa e perché non dovreste farlo!
Per quanto riguardi i funghi medicinali, nessun esperimento clinico noto è stato condotto sull’assorbimento di polisaccaridi, steroli e fenoli attraverso le vie respiratorie. E sono sicuro che non ci sia motivo di sprecare fondi per la ricerca di qualcosa di così inutile.

Reni

14 Ottobre, 2019|

Giornata Mondiale del Rene

Il 14 Marzo è’ la giornata mondiale dedicata ai malati di reni. Questa è una delle tante giornate mondiali istituite per sensibilizzare il grande pubblico non soltanto alle malattie che affliggono una consistente fetta di popolazione, ma anche per far conoscere gli ostacoli che devono affrontare quotidianamente.

I malati di reni stanno attraversando dei momenti sempre piu difficili non solo per la loro condizione di salute, non soltanto per il tempo forzosamente dedicato alle macchine di dialisi che li tengono in vita. Il sistema sanitario in Italia, pur potendo vantare delle eccellenze a livello mondiale, non è nel complesso tra i migliori in Europa. Il governo attuale ha ribadito con forza di non voler apportare ulteriori tagli al bilancio della sanità pubblica (seguire link).

Parole rassicuranti, ma i problemi della sanità italiana sono ormai strutturali e decenni di tagli alla ricerca, alle università e alla sanità stessa hanno inevitabilmente ridotto l’efficienza dei servizi ai pazienti che quotidianamente combattono una battaglia già molto difficile.

Giornate come questa sono anche indispensabili per far conoscere la storia di malati renali che hanno solitamente un scarso riverbero dai media: Ad Iglesias, per esempio, i pazienti hanno protestato rifiutando le cure per il trasferimento del reparto in un secondo edificio lontano dal centro di rianimazione. Discutibile decisione che sicuramente aumenta il pericolo e il disagio per i pazienti più a rischio, e potrebbe indicare una potenziale chiusura del reparto dedicato alla dialisi, leggi qui.

Tuttavia in mezzo ai disagi e ai tagli c’è chi ancora lavora per migliorare le cure disponibili a chi soffre di patologie ai reni, cercando innovazioni che aumentino le aspettative di vita dei pazienti ma anche la loro qualità di vita e in generale la loro dignità. A Padova di recente è stato eseguita la prima operazione di espianto del rene con un avveniristico intervento di chirurgia robotica (seguire link per l’articolo)

Fortunatamente non si fa ricerca e innovazione solamente nel nostro paese. Per chi è costretto a sottoporsi a dialisi, le novità’ arrivano anche dai paesi esteri che non si sono visti ridotti all’osso i fondi alla ricerca che limitano pesantemente le potenzialità nostrane: fuori dall’Italia c’è chi sta puntando sullo sviluppo di macchine da dialisi personali con prezzi accessibili e costi giornalieri ridotti. L’ Australiana Ellen Medical Devices ha creato un prototipo portatile di macchina da dialisi dal costo di 850$ USD (link), abbastanza piccola da essere trasportabile in una normale valigia dando quindi al paziente una mobilità e un’autonomia sino ad oggi inarrivabile.

Tuttavia questa macchina per dialisi portatile è entrata in fase di sperimentazione clinica solo nel 2018 e ci vorranno almeno un paio d’anni per valutarne la sicurezza e l’efficienza di dialisi e ottenere quindi dei risultati concreti.

Nel frattempo si tenta di snellire e normalizzare le norme che regolano le procedure di dialisi a livello europeo ed extra-europeo, cui si devono sottoporre quelli che hanno bisogno delle cure necessarie. La lista dei requisiti ed informative necessari è fornita dal sito dell’Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto. Per avere maggiori informazioni a riguardo la dialisi all’estero seguite questo link.

Sebbene queste difficoltà e questi disagi siano dolorosamente noti a chi ne soffre, va detto che le malattie renali son ben più frequenti e comuni di quanto si sospetti (si stima che circa il 10% della popolazione dei paesi industrializzati soffra di uno scompenso più o meno grave ai reni) e che, come accade per molti altri disturbi e malattie, spesso i primi sintomi appaiono solo quando il problema è ormai radicato. E’ quindi utile sapere come interpretare al meglio i segnali lanciati dal nostro corpo per poter intervenire prontamente e con la massima efficacia. Teniamo conto che quando appaiono i primi sintomi il rene ha già perso gran parte della funzionalità, sino al 90%. Uno scompenso renale che si cronicizza diventa una brutta gatta da pelare e porta alla progressiva perdita della funzionalità renale, con conseguenze molto pesanti sulla salute e talvolta sulla vita di chi ne soffre.

Se un problema renale ai primi stadi è asintomatico, è anche vero che regolari controlli alle urine e al sangue (il test più significativo è forse il livello di creatinina nel sangue) possono individuare le varie patologie sul nascere, momento più adatto per correre ai ripari. Occorre anche tenere sotto controllo le patologie correlate che accompagnano o causano gran parte dei danni ai reni: si stima che almeno un quarto delle complicazioni renali siano una conseguenza diretta dell’ipertensione arteriosa, mentre il diabete è la principale causa dei danni ai reni, con un terzo dei casi dovuti a questo.

Anche infezioni e infiammazioni possono danneggiare i reni, così come l’uso scorretto ed eccessivo di alcuni farmaci.

Come dice un vecchio adagio: prevenire è meglio che curare. Ricordiamo che diabete ed ipertensione arteriosa portano con sé diverse pesanti complicazioni oltre alle già citate problematiche renali e che quindi vanno trattate come si conviene.

Funghi medicinali

14 Ottobre, 2019|

Esiste una certa varietà di effetti da fungo a fungo, ma altri sono comuni a tutti quanti. Il principale effetto dei funghi medicinali è quello sul nostro sistema immunitario. Il sistema immunitario ricopre molte funzioni: combatte le infezioni, previene e combatte il cancro. Infiammazioni e allergie sono reazioni immunitarie.

E’ quindi chiaro che il sistema immunitario influenza molte funzioni del nostro organismo e che dunque agire in maniera benefica su di esso ha effetti positivi su molti aspetti della nostra salute. Si potrebbe dire che il nostro sistema immunitario è un personaggio poco raccomandabile: è violento, vendicativo e se la lega al dito. Oltretutto ha l’abitudine di inserire nella sua lista nera chiunque gli abbia fatto un torto e una volta inseriti in questa blacklist è difficilissimo uscirne! I funghi sono stati inseriti in questa lista da parecchio tempo, dal momento che anche tra i funghi esistono personaggi parecchio equivoci che ci hanno sempre dato problemi. Il nostro sistema immunitario questo se lo ricorda benissimo quindi ha l’abitudine di alzare le sue difese non appena avvista un fungo all’orizzonte.

Quello che fa scattare questa sorta di “allarme intrusi” nel nostro corpo sono i ß-glucani, dei lunghi zuccheri che sono tra i maggiori componenti della parete cellulare dei funghi (tutti i funghi). Non appena il sistema immunitario ne sente l’odore entra in azione un sistema d’allarme che risveglia tutto l’esercito immunitario. E’ un po’ come la guarnigione di un castello che non appena scorge un nemico si dispone ai posti di combattimento e solleva il ponte levatoio per far fronte all’attacco, anche se questo non verrà.

Anche se i funghi presenti sul sito tutto sono tranne che dannosi fanno parte della famiglia che il sistema immunitario ha messo nella lista degli “stati-canaglia” per cui il solo vederli lo risveglia e lo mette in allerta. Va da sé che avere un sistema immunitario allenato e pronto lo rende anche più pronto ed efficace contro i veri nemici, siano essi infezioni di batteri, virus o l’insorgere di un tumore.

Attenzione: Cosa prendere in considerazione quando si parla di funghi medicinali.

  1. Consigliamo di prendere i funghi medicinali in combinazione con 250-500 mg  di vitamina C.
  2. I funghi medicinali sono integratori naturali che possono risolvere alcuni problemi e alleviare i sintomi. Non sostituiscono preparati medicinali prescritti dal medico.
  3. Gano Nature tiene a seguire le ricerche scientifiche e cliniche per quanto riguarda i funghi medicinali, e teniamo alla divulgazione scientifica. Per questo mettiamo a disposizione la pagina dedicata alla ricerca scientifica che trovate qui.

Come già detto, mantenere il sistema immunitario sano ed efficiente è in sé una difesa contro i tumori, ma alcuni funghi come il Ganoderma lucidum forniscono anche un aiuto più diretto con molecole che aiutano ad uccidere le cellule tumorali o a rallentarne/fermarne la crescita.

Inoltre diminuiscono gli effetti collaterali della chemioterapia e ne aumentano l’efficacia nonché la qualità della vita dei pazienti.

Non raccomandiamo l’uso del Ganoderma lucidum come trattamento di prima linea in casi di tumori. Ossia, non va a sostituire in nessun modo la chemioterapia e la radioterapia. Ma rimane un ottimo coadiuvante per aiutare il sistema immunitario messo a dura prova da terapie aggressive. Aumentando anche la tolleranza del corpo del paziente e migliorando i risultati della terapia.

Per ulteriori informazioni sui funghi medicinali, tumori e chemioterapia consigliamo di leggere il nostro articolo a riguardo.

Funghi Medicinali e Effetto antiossidante?

Cosa significa che un composto è antiossidante? L’ossidazione può essere descritta come combustione. E’ un processo estremamente comune che va a danneggiare tutti i principali componenti delle nostre cellule, dalle proteine al DNA, causando spesso danni molto seri tra cui l’insorgenza di tumori. L’ossidazione arriva in moltissime forme quindi è un danno molto frequente.

Un esempio molto chiaro di questi effetti lo possiamo avere guardando la pelle di una persona che ha passato troppi anni sotto il sole senza una protezione adeguata: la pelle invecchia molto più velocemente rispetto a chi invece si è protetto a dovere.

Quindi l’effetto antiossidante è una protezione generale contro l’invecchiamento cellulare, tumori, e molte altre malattie.

Infarti e ictus sono provocati dall’otturazione di vasi sanguigni che causa un deficit di sangue a certi organi o tessuti, con conseguenze spesso pesanti.

Alcuni funghi medicinali ( Auricularia auricula , Ganoderma lucidum ) aiutano a prevenire tutto ciò grazie intanto all’effetto vasodilatatorio (dilatare i vasi fa sì che il sangue passi più agevolmente) e al fatto che aiutano a fluidificare il sangue rendendo quindi più difficile la formazione di coaguli che blocchino il flusso, e aiutando il corpo a rimuovere “tappi” di colesterolo che possono causare lo stesso problema.

Funghi medicinali e Effetto antidiabete?

Alcuni funghi aiutano il corpo a gestire gli zuccheri che immettiamo nel nostro corpo. Teniamo conto che gli zuccheri e in particolare il glucosio rappresenta la moneta energetica accettata da tutte le cellule del nostro corpo, comprese quelle più schizzinose come quelle cerebrali.

Il glucosio è usato anche per muovere i nostri muscoli e infatti la contrazione muscolare è in assoluto l’attività che brucia più zuccheri. Il diabete è un disturbo che interferisce con la gestione del glucosio e riguarda principalmente l’insulina, che serve ai muscoli per ricevere il glucosio.

  • Diabete di tipo 1: l’insulina non è prodotta o viene prodotta in quantità insufficienti.
  • Diabete di tipo 2: la produzione di insulina è sufficiente ma i muscoli non la percepiscono a dovere (si parla infatti di diabete insulino-resistente) quindi il glucosio non viene assorbito adeguatamente dai muscoli e rimane in circolo.

Quantità eccessive o insufficienti di glucosio in circolo provocano danni enormi per cui è importante controllare i livelli di zuccheri nel sangue e riportarli al giusto equilibrio. Alcuni funghi in particolare sono molto utili in questo.

Le malattie neurodegenerative sono quelle che causano appunto una degenerazione del cervello: tra gli esempi ricordiamo il morbo di Parkinson, quello di Alzheimer, demenza senile eccetera.

Il fungo Hericium erinaceus in questo può essere di grande aiuto dal momento che stimola la crescita dei neuroni e contribuisce quindi a frenare l’avanzata di certe malattie.

Per ulteriori informazioni potete consultare il nostro articolo dedicato alla giornata mondiale  dell’Alzheimer.

Fibromialgia

14 Ottobre, 2019|

Il 12 maggio è la giornata mondiale dedicata alla fibromialgia; un evento del genere è di grande importanza perchè punta i riflettori su una sindrome ancora relativamente poco conosciuta, poco indagata e contro la quale gli strumenti a disposizione della medicina ufficiale non sono ancora pienamente efficaci.


La fibromialgia di solito esordisce nella fascia di età tra i 20 e i 50 anni e colpisce con grande prevalenza le donne; si manifesta con dolori muscolo-scheletrici, rigidità muscolare, affaticamento ed un corollario di altri sintomi, anche psicologici, che complessivamente rischiano di compromettere la qualità della vita del paziente.


Alcuni fattori come lo stress prolungato, una cattiva qualità del sonno, il freddo, l’umidità e la sindrome pre-mestruale possono peggiorare i sintomi.


Si stima che in Italia siano colpite da questa sindrome circa 2 milioni di persone, numeri che aumentano, man mano che la capacità diagnostica della classe medica si perfeziona; nel mondo si parla di una diffusione variabile fra il 3 ed il 5 % della popolazione.

Uno dei primi problemi che deve affrontare chi è colpito da fibromialgia consiste nel trovare uno specialista adatto e preparato sulla materia.

Come diagnosticare la fibromialgia?

In genere la diagnosi viene fatta da un reumatologo o da un neurologo e sempre loro impostano un piano terapeutico.

C’è da aggiungere che non esistono esami di laboratorio o radiologici validati utili per riconoscere la fibromialgia, per cui tutto è nelle mani del medico, della sua esperienza e delle linee guida che man mano si stanno creando sia a livello regionale che nazionale, anche sulla scorta dei criteri diagnostici dettati nel 2010 dall’American College of Rheumatology; tali criteri prevedono che alcuni punti ben precisi risultino dolenti alla digitopressione, che siano presenti affaticamento, disturbi del sonno, disturbi cognitivi e che la sintomatologia persista da almeno 3 mesi.

FIBROMIALGIA: UN PO’ DI STORIA

Il primo medico a studiare la fibromialgia fu il Dr. W.Gowers nel 1904; stabilì che aveva una base infiammatoria e la definì fibrosite.

Da allora sindromi dolorose diversamente denominate ma sostanzialmente sovrapponibili alla fibromialgia sono state descritte da molti studiosi, finché nel 1976 un medico statunitense coniò il termine tuttora in uso.

Gli articoli sulle riviste scientifiche internazionali hanno cominciato ad apparire dagli anni 80 e gradualmente, nel corso degli anni, è aumentata di molto l’attenzione del mondo scientifico.

Nel 1992 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente inserito la fibromialgia nell’elenco delle patologie riconosciute.

Al momento, in Italia, la sindrome purtroppo non rientra fra quelle croniche che prevedono l’esenzione dal ticket.

FIBROMIALGIA: QUALI SONO LE TERAPIE

Al momento è più corretto parlare di farmaci sintomatici, poiché non esiste una vera e propria cura per sconfiggere la fibromialgia.

Nel corredo delle “armi” utilizzate contro la fibromialgia ricordiamo alcuni antidepressivi (gli stessi usati anche nella cura delle emicranie), inibitori della ricaptazione della serotonina, miorilassanti che hanno il compito di diminuire la rigidità muscolare, analgesici di varia natura, compresi gli oppioidi ed infine antiepilettici.

Naturalmente tutti questi farmaci non vanno assunti con leggerezza ma devono essere eventualmente combinati fra loro e prescritti con attenzione da un medico che abbia il quadro completo della situazione del paziente.

La fibromialgia, proprio per la complessità dei sintomi che presenta, è il classico esempio di problematica che trae grande beneficio da un approccio terapeutico integrato, che affianchi ai farmaci svariate altre tecniche e rimedi.
Terapia comportamentale, tens, agopuntura, massaggi, esercizio fisico moderato ma costante e un’alimentazione sana possono essere tutti strumenti utili a migliorare lo stato del paziente.

Vediamo nel dettaglio, con un’analisi critica, come possono essere d’aiuto.

La terapia comportamentale, così come le tecniche di rilassamento e di training autogeno aiutano a distendere i muscoli e a produrre benefiche endorfine, sono utili a tutti e non hanno effetti collaterali.
La tens è una terapia fisica svolta con appositi strumenti ed attenua i dolori sopratutto in fase acuta, per contro ha un costo abbastanza elevato e non è comunque risolutiva.

FIBROMIALGIA E AGOPUNTURA.

L’agopuntura aiuta a gestire il dolore e a diminuire lo stato infiammatorio; anche in questo caso i costi sono abbastanza importanti poiché sono necessari cicli abbastanza lunghi.

FIBROMIALGIA, I MASSAGGI AIUTANO?


Per quanto riguarda i massaggi i pareri dei pazienti sono discordanti: alcuni lamentano un peggioramento dei sintomi, mentre altri si sentono meglio; in ogni caso è consigliabile rivolgersi ad un fisioterapista esperto che saprà dosare al meglio le manipolazioni e potrà impostare un percorso per migliorare la flessibilità e ridurre le tensioni del paziente.

L’attività fisica è caldamente raccomandata; camminate all’aria aperta, nuoto o ginnastica in piscina, pilates, yoga per 2 o 3 volte a settimana sembrano essere le attività più benefiche.

Al contrario sembra che gli allenamenti intensivi in sala pesi peggiorino la situazione, aumentando lo stato infiammatorio.

FIBROMIALGIA E ALIMENTAZIONE.

Una sana alimentazione è fondamentale per mantenere un buono stato di salute ed è sicuramente utile anche nel paziente fibromialgico; nello specifico alcuni esperti consigliano diete povere o completamente prive di glutine, latte e derivati e solanacee al fine di combattere un’eventuale eccessiva permeabilità intestinale, ma al momento non si tratta di un protocollo validato.

E’ utile sottolineare che alcuni studi dicono che spesso i pazienti fibromialgici hanno anche intolleranze alimentari e disbiosi (alterazione della flora batterica intestinale). E’ sicuramente corretto dire che un’alimentazione il più possibile antinfiammatoria, quindi povera di carni rosse, zuccheri e farine raffinate e ricca di cereali integrali, legumi, pesce, verdure possa essere utile. Si raccomanda comunque di rivolgersi ad un nutrizionista per stabilire con lui una dieta ottimale.

FIBROMIALGIA E FUNGHI MEDICINALI.

Un posto di riguardo fra le terapie complementari è sicuramente occupato dai funghi medicinali.

In particolare un rigoroso studio condotto in Spagna nel 2015 ha visto come protagoniste 64 donne affette da fibromialgia che hanno assunto un estratto di Ganoderma lucidum per 6 settimane; ebbene, al termine dell’esperimento i principali paramentri fisici, quali resistenza, flessibilità e velocità erano migliorati. I ricercatori hanno concluso che Il Ganoderma può essere un integratore molto utile ad aumentare le performances di persone affette da fibromialgia (qui potete leggere l’intero studio).

Un altro fungo di sicuro interesse che potrebbe lavorare in sinergia con il Ganoderma e il Phellinus Linteus, che è un ottimo antinfiammatorio e antidolorifico naturale.

Cellulite

14 Ottobre, 2019|

LA CELLULITE: COME SI MANIFESTA, CAUSE E CURA.

La nostra pelle non è un semplice rivestimento ma una struttura complessa che svolge molteplici funzioni: dalla difesa da agenti esterni alla termoregolazione, fino alla funzione sensoriale.

La cellulite è un “disturbo estetico” che colpisce milioni di donne in tutto il mondo e si presenta con inestetismi (la cosidetta pelle a buccia d’arancia), senso di pesantezza alle gambe e, a volte, maggiore dolorabilità alla palpazione e alla compressione delle zone colpite.

Forse non tutti sanno che una differente organizzazione del tessuto sottocutaneo è Il motivo per cui la cellulite è una problematica quasi esclusivamente femminile; ebbene si, in questo i maschi sono avvantaggiati.

La cellulite ha origine nell’ipoderma, un tessuto sottocutaneo ricco di cellule adipose che svolge un ruolo attivo nel metabolismo: scioglie i grassi quando il bilancio calorico è negativo oppure li immagazzina quando il bilancio calorico è in eccesso; una prima causa scatenante per la cellulite può quindi essere un’alimentazione ipercalorica e poco sana unita ad una scarsa o nulla attività fisica.

Altre cause sono da ricercare in una predisposizione genetica ad una maggiore attività ormonale, ad una cattiva circolazione e ad una maggiore ritenzione idrica, nonché alterazioni a carico del microcircolo, alti livelli di stress e di infiammazione.

CELLULITE UN PO’ DI STORIA:

Nei secoli scorsi la cellulite non era considerata un problema, né tantomeno una patologia, bensì un aspetto della fisiologia femminile; L’ideale dell’epoca voleva la donna florida e dalle forme arrotondate.

A coniare il termine cellulite furono, nel 1922, due medici francesi che la definirono un’anomalia del tessuto connettivo sottocutaneo, senza riuscire per altro a spiegarne le cause.


Nel corso degli anni però si sono imposti nuovi canoni estetici e questo è il motivo principale per cui oggigiorno questo problema rappresenta un cruccio per molte donne.

UN PROBLEMA CHE SE TRASCURATO PUO’ PEGGIORARE.

Se la cellulite viene trascurata tende ad aggravarsi e, a tal proposito, si usa classificarla in 4 stadi a seconda della gravità:

Il primo stadio è il più facile da affrontare ed è caratterizzato da una modesta stasi venosa; Ia pelle a buccia d’arancia è rilevabile soltanto in seguito a compressione manuale.

Nel secondo stadio la struttura del derma si fa più disomogenea e la pelle a buccia d’arancia e i noduli sono già visibili; a questo punto si può ancora intervenire per riportare l’aspetto della pelle a livello ottimale ma è necessario correre ai ripari tempestivamente.

Nel terzo stadio l’aspetto della pelle peggiora notevolmente, alcune zone risultano meno calde al tatto perché non correttamente irrorate e i noduli sono numerosi e lievemente dolenti al tatto; In questo caso si può ancora fare molto per migliorare la situazione ma il danno estetico di norma risulta in parte irreversibile.

Il quarto stadio si verifica quando i noduli divengono grandi, c’è un aumento di tessuto fibroso dovuto ad uno stato infiammatorio, la pelle risulta quasi fredda, con vistoso aspetto a buccia d’arancia e dolente al tatto; il quarto stadio è per lo più irreversibile e si può solo agire per evitare un peggioramento.

CELLULITE: PREVENIRE E’ MEGLIO.

Come capita per molte problematiche legate alla nostra salute, la prevenzione sarebbe la via migliore per evitare l’insorgere della cellulite.
Innanzitutto per combattere la cellulite è necessario mantenere il peso forma, seguendo una regime alimentare equilibrato e povero di sodio e carboidrati raffinati. Se si parte da un forte sovrappeso è opportuno calare di peso gradualmente per evitare un eccessivo rilassamento dei tessuti.

UN VALIDO AIUTO ARRIVA DALL’ATTIVITA’ FISICA.

E’ consigliata una regolare attività fisica e si è visto che gli allenamenti aerobici sono i più indicati a conseguire una corretta forma. Gli esperti consigliano lunghe camminate a passo veloce, trekking, nuoto, acquagym, step, pilates, ballo e allenamenti di gruppo con piccoli pesi.

Utili anche tutte le situazioni che stimolano il microcircolo, come il percorso calidarium/frigidarium alle terme.

No invece agli allenamenti molto intensivi ed impegnativi che possono invece peggiorare un eventuale stato infiammatorio già in atto.
Anche il massaggio linfodrenante e l’automassaggio con prodotti specifici possono essere utili.

In precedenza si è già accennato al fatto che una sana nutrizione può aiutare a combattere la cellulite. Oltre a seguire una dieta povera di sodio e di carboidrati raffinati, vediamo quali alimenti possono essere utili. Il pesce è ricco di omega 3, grassi buoni che svolgono un’interessante azione antinfiammatoria.


La frutta secca, ricca di sali minerali, aiuta a decongestionare il tessuto adiposo ed è anch’essa ricca di grassi benefici.
La frutta, e i frutti rossi in particolare, contengono vitamina c ed altre sostanze utili a rinforzare le pareti dei vasi sanguigni.
I cereali integrali conferiscono un maggior senso di sazietà e limitano la glicemia, aiutando anche a meglio controllare l’introito calorico.


Il Thè verde aiuta la diuresi, sostenendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Inoltre, aiuta la termogenesi.
L’aceto di mele è da preferire a quello di vino, in quanto combatte la ritenzione idrica ed è un’ottima fonte di minerali.
E poi, ovviamente, l’acqua! Non dimentichiamoci di bere almeno un litro e mezzo d’acqua a basso contenuto di sodio al giorno suddiviso nel corso della giornata.

CELLULITE: UN GRANDE AIUTO CI ARRIVA DALLA NATURA.

Avreste immaginato che i funghi medicinali possono aiutarvi anche per risolvere il problema della cellulite?

Tutti i funghi medicinali intanto svolgono, seppur in misura differente, azione antinfiammatoria;

Il Poria cocos può essere utile per il suo effetto drenante i liquidi in eccesso e la Grifola frondosa è utile per il controllo del peso e degli zuccheri nel sangue.

Ma il fungo principale per contrastare la cellulite è il Polyporus umbellatus;

Questo fungo, in particolare, ha una spiccata attività di contrasto della ritenzione idrica: utilizzato dalla Medicina Tradizionale Cinese per combattere gli edemi e aumentare la diuresi (approfondisci qui), questo fungo straordinario facilita l’eliminazione delle tossine, combatte lo stato infiammatorio e la cellulite senza causare la perdita di preziosi sali minerali quali il potassio.

Infine, svolge un’interessante azione Antiaging.

Un motivo in più, se ce ne fosse bisogno, per cercare nella natura la risposta ai mille piccoli e grandi fastidi che ci affliggono quotidianamente.

Morbo di Crohn

11 Ottobre, 2019|

Il morbo di Crohn: che cos’è, come si manifesta.

Il morbo o malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica che può colpire tutto il tratto digerente, dalla bocca fino all’ano e che si manifesta prevalentemente con ulcere intestinali che se non trattate adeguatamente possono creare dei pericolosi restringimenti del canale intestinale o infiltrare gli organi circostanti.

La patologia è stata studiata per la prima volta dal Dott. Crohn e dai suoi collaboratori nel 1932. Si tratta di una patologia immunomediata: in altre parole lo stato infiammatorio è dovuto ad una “errata regolazione” del sistema immunitario.

I sintomi più diffusi sono: diarrea, crampi addominali, febbre leggera sopratutto nelle ore serali, malessere generale, dolori articolari e perdita di peso. Il quadro radiologico evidenzia alterazioni della porzione terminale dell’Ileo.

I processi infiammatori, inoltre, alterano i meccanismi di assorbimento di molte sostanze; tutti questi sintomi possono avere ricadute anche importanti sulla qualità di vita del paziente. Il morbo di Crohn, pur avendo un istologico tipico, ha molti elementi in comune con la colite ulcerosa.

La colite ulcerosa:

La colite ulcerosa, proprio come il Crohn, è una malattia immunomediata che si manifesta con una reazione infiammatoria, limitata però generalmente alla zona del colon e del retto. I sintomi sono sovrapponibili a quelli del morbo di Crohn e frequenti sono i sanguinamenti rettali: per tale ragione, fra gli esami previsti vi è quello del sangue per verificare che non si sia instaurata un’anemia. Anche le terapie convenzionali sono sostanzialmente simili.

Un altro elemento che purtroppo accomuna le due malattie è un aumentato rischio di sviluppare a lungo termine neoplasie intestinali, probabilmente a causa del prolungato stato infiammatorio; E’ prassi ormai consolidata sottoporre i pazienti con queste problematiche a periodiche colonscopie per monitorare la salute dell’intestino.

Crohn e colite ulcerosa: l’importanza di una corretta diagnosi.

Molto spesso i sintomi di queste malattie sono confusi con quelli di una più banale sindrome del colon irritabile o di un’infezione e spesso si arriva alla diagnosi per caso, dopo aver escluso le altre possibilità. Una volta che il medico ha avuto la giusta intuizione, una coloncopia con biopsia ed esame istologico permette di avere la certezza che si tratti di Crohn o di colite ulcerosa.

Crohn e colite ulcerosa: le cause

Le cause di queste due malattie sono tutt’ora sconosciute ma si sa per certo che i sintomi sono scatenati da un’attivazione eccessiva e continuata del sistema immunitario sito nella mucosa intestinale.
Sebbene né il morbo di Crohn né la colite ulcerosa si possano definire ereditari in senso stretto, pare che vi sia fra i pazienti una familiarità ed una predisposizione genetica, sommata al danneggiamento della mucosa intestinale a causa di batteri presenti nella microflora e a vari fattori ambientali, fra cui uno stress acuto, il fumo di sigaretta, l’uso prolungato di farmaci antinfiammatori, cattive abitudini alimentari.

Allo stato attuale non esiste una cura definitiva, tuttavia la medicina ha a disposizione un corredo di opzioni per cercare di tenere sotto controllo la malattia e migliorare la qualità di vita del paziente.

In genere la prima opzione è quella farmacologica e prevede la somministrazione di un derivato dell’aspirina noto come salazopirina (sulfasalazina), derivati cortisonici e in casi più gravi farmaci immunosoppressori. In tutti questi casi si tratta di molecole con potenziali effetti collaterali che vanno assunti sotto stretto controllo medico. La ricerca medica in questo campo va avanti e si spera, in futuro, di avere farmaci sempre più mirati e privi di effetti collaterali. [n.d.r: la mesalazina come farmaco (FANS) ha provato di essere efficace in alcune situazioni. Consultare il medico di fiducia per ulteriori informazioni sui medicinali più adatti al proprio caso.]

La soluzione chirurgica diventa fondamentale quando si presentano complicanze come stenosi, perforazioni, ascessi e fistole.

Intanto, in caso di dimagrimento eccessivo è necessario stabilire una quota calorica supplementare che tenga conto di eventuali carenze.

E’ fortemente consigliabile eliminare i cibi fritti e grigliati, limitare al massimo il consumo di zucchero, sale, spezie irritanti come pepe, peperoncino, noce moscata e zenzero, alcolici, bevande contenenti caffeina (caffè e thè), aglio, cipolla, carni processate come gli insaccati e qualsiasi bevanda gasata (ivi compresa l’acqua). In molti casi i sintomi diminuiscono anche limitando drasticamente il consumo di latte e suoi derivati e di alimenti contenenti glutine, ma in questo caso è bene regolarsi secondo la propria sensibilità personale e seguendo i consigli degli esperti. Prestare anche attenzione agli additivi presenti nei cibi industriali che andrebbero evitati; in particolare, mi preme segnalare che la carragenina, un additivo addensante ricavato da un tipo di alga rossa sembra peggiorare lo stato infiammatorio e quindi va evitato. Per quanto riguarda la fibra, spesso può risultare utile quella prebiotica delle verdure cotte tollerate, mentre è bene limitare la crusca, i legumi e la buccia della frutta per non peggiorare l’irritazione delle mucose.

Proprio per i problemi di malassorbimento, è consigliabile assumere un multivitaminico/multiminerale per colmare eventualmente carenze di micronutrienti. Molto utile anche l’assunzione di una buona fonte di omega 3 per controllare i processi infiammatori. Nel caso di queste patologie del tratto intestinale la micoterapia può essere senz’altro d’aiuto.

Crohn e funghi medicinali

Uno studio effettuato nel 2015 che dimostra come il Ganoderma lucidum sia in grado di ridurre le citochine proinfiammatorie nei pazienti affetti da morbo di Crohn. Ricerca trovabile qui.

Uno studio apparso su Journal of Immunology Reserch nel 2018 che dimostra come i polisaccaridi isolati dal Ganoderma lucidum siano in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti attraverso la soppressione dell’eccessiva risposta immunitaria presente nei pazienti Crohn. Ricerca consultabile qui.

Uno studio apparso su Plos one nel 2016 che esplora l’effetto immunomodulante di un estratto di Agaricus su sintomi, affaticamento e qualità della vita dei pazienti affetti da morbo di Crohn. Ricerca consultabile qui. 

Altri funghi medicinali decisamente utili possono essere lo Shiitake (Lentinula edodes) ed il Maitake (Grifola frondosa): entrambi hanno uno spiccato effetto antinfiammatorio grazie ai polisaccaridi contenuti e lo Shiitake, in particolare, esplica un’azione prebiotica che sostiene una corretta colonizzazione dell’intestino (in particolare lactobacilli e bifidobatteri).

Ancora una volta la natura ci mette a disposizione un aiuto prezioso per migliorare la qualità della vita.

Epatite

11 Ottobre, 2019|

28 luglio: Giornata mondiale dell’epatite

La data è stata fissata per rendere onore al dott. Blumberg, nato il 28 luglio del 1928 ed insignito, nel 1976, del premio Nobel per la medicina e la fisiologia per le scoperte riguardanti il virus dell’epatite B e i lavori per lo sviluppo del primo vaccino antiepatite.

Le malattie del fegato hanno un impatto molto importante sulla salute pubblica e l’ Organizzazione Mondiale della Sanità stima circa 1,4 milioni di morti all’anno dovute a tali patologie; morti che in molti casi potrebbero essere scongiurate con campagne di prevenzione ed un tempestivo intervento terapeutico.

Epatite: che cos’è, come si manifesta, come si diagnostica.

Intanto è bene sapere che esistono diverse forme di epatite virale: le principali sono l’epatite A, B e C. Esiste anche l’epatite Delta e l’epatite E.

Cosa causa l’epatite A:

L’epatite A è provocata da un virus denominato HAV, si contrae per via oro-fecale, consumando alimenti o bevande contaminati o entrando in contatto diretto con soggetti portatori ed è più diffusa dove le condizioni igienico sanitarie sono precarie; il consumo di frutti di mare crudi è ancora un’importante veicolo d’infezione. Una banale misura come lavarsi accuratamente le mani dopo essere andati in bagno e dopo aver manipolato cibo e bevande riduce il rischio d’infezione.

Il periodo d’incubazione è di circa tre o quattro settimane ma a volte può essere più lungo e il tasso di mortalità è molto basso; tale forma di epatite ha un andamento acuto e non cronicizza: In genere la malattia va incontro a risoluzione nel giro di un mese o due grazie al sistema immunitario che debella il virus; è disponibile un vaccino che conferisce immunità a lungo termine.

Cosa causa l’epatite B:

L’epatite B è provocata da un virus denominato HBV. Si stima che nel mondo oltre 250 milioni di persone siano portatrici croniche del virus e i decessi si attestano su circa 800 mila persone all’anno. Il contagio avviene tramite il contatto con sangue, liquido seminale o secrezioni vaginali infette.

I soggetti a rischio sono quindi persone che hanno maggiore possibilità di entrare in contatto con liquidi o secrezioni infette per lavoro, persone che hanno rapporti non protetti con partner a rischio e i tossicodipendenti che assumono droghe intravenose scambiandosi la siringa. In alcuni casi il virus può essere trasmesso da madre a figlio. Il periodo d’incubazione è di circa tre mesi.

In moltissimi casi (circa il 90 per cento) tale virus viene debellato dal sistema immunitario nel giro di sei mesi; ovviamente in questa finestra di tempo il soggetto può infettare altre persone ed è quindi necessario avvisare il personale sanitario ed eventuali partners del problema. I rimanenti soggetti che non sono in grado di sconfiggere il virus possono aver bisogno di trattamenti antivirali perché altrimenti la malattia tende a cronicizzare e può portare a cirrosi o tumore epatico.

L’epatite B si può prevenire con la vaccinazione che conferisce immunità a lungo termine.

Cosa causa l’epatite C:

L’epatite C è provocata da un virus denominato HCV che è stato isolato nel 1989. Si stima che a livello mondiale i portatori cronici della malattia siano circa 70 milioni, mentre i decessi si attestano sui 400 mila ogni anno. Le più comuni vie di contagio sono: scambio di siringhe infette, rapporti sessuali non protetti con partner a rischio, tatuaggi o piercing effettuati senza seguire le corrette norme igienico-sanitarie.

Seppur raramente, il virus può essere passato da madre a figlio. Il periodo d’incubazione può variare fra le due settimane e i sei mesi ma è più tipicamente compreso fra le sei e le nove settimane. Non sempre è necessario ricorrere a farmaci antivirali: se i danni al fegato sono minimi può essere sufficiente monitorare periodicamente i valori epatici.

Al momento le strategie terapeutiche disponibili permettono l’eradicazione del virus HCV nel 95 per cento dei casi con effetti collaterali ben gestibili. Allo stato attuale non esiste un vaccino contro l’epatite di tipo C e la prevenzione rimane la migliore arma a disposizione.

Spesso le epatiti provocano un ingrossamento del fegato e anche una certa dolorabilità nell’area epatica; la diagnosi viene fatta attraverso semplici esami del sangue che rilevano la presenza di anticorpi prodotti dall’organismo in risposta al virus (epatite A e B) o di antigeni tipici del virus (epatite B e C).

Epatite D o epatite Delta:

L’epatite Delta è causata dal subvirione HDV , una tipologia di virus che ha bisogno del sostegno di un altro virus per poter moltiplicarsi, in questo caso il virus dell’epatite D necessita della presenza del virus HBV (quello dell’epatite B).

Negli Stati Uniti d’America fu scoperto che circa meta’ di casi di epatite fulminante attribute all’epatite B erano causati dal virus HDV. Per fortuna il vaccino contro l’epatite B funziona anche contro l’epatite D.

Cosa causa l’epatite E:

Simile all’epatite A, ma causata dal virus HEV. I casi cronici sono rari e colpiscono i soggetti immunodepressi, in particolare i soggetti più vulnerabili sembrano essere le donne gravide, specialmente al terzo trimestre, con un’alta probabilità di decesso per via dell’infezione. Le cause dell’infezione sono le medesime dell’epatite A.

Tra tutte le forme di epatite, i casi di epatite E sono quelli in aumento nella nostra penisola. Secondo il Sistema Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta (SEIEVA) degli oltre 16.000 casi di epatite cronica registrati a partire dal 2007, solo 332 di questi sono stati di epatite E. Anche se si tratta solo del 2% del totale l’incidenza di questa forma di epatite risulta in aumento. Per rifermenti consultare il seguente link.

Quando l’infezione è in corso ma anche subito dopo che è stata debellata è opportuno rimanere a riposo e comunque evitare attività fisiche intense. E’ importante seguire un’alimentazione sana che escluda il consumo di alcolici, fritture e cibi spazzatura e comprenda buone quantità di verdure, grassi buoni, proteine di alto valore biologico e acqua..

Per favorire il pieno ripristino della funzionalità epatica è anche opportuno assumere farmaci solo quando strettamente necessario e sotto controllo medico. Per non sovraccaricare il fegato può essere utile fare piccoli pasti frazionati durante la giornata piuttosto che pasti molto pesanti.

Funghi Medicinali e Epatite: Un considerevole aiuto.

Diversi funghi medicinali esplicano una spiccata azione epatoprotettrice molto utile nei casi di epatite, fra questi funghi medicinali spiccano:

Ganoderma lucidum, Phellinus linteus, Antrodia camphorata. Inoltre, le virtù immunomodulanti possono aiutare l’organismo a combattere più in fretta l’infezione. Elenco alcuni studi fatti sui funghi medicinali ed epatite.

In uno articolo apparso nel 2012 su Journal of Traditional and Complementary Medicine si può leggere una review su vari studi effettuati sull’Antrodia camphorata ed il suo effetto positivo sul danno epatico. La revisione termina sottolineando che l’estratto di tale fungo ha dimostrato effetti benefici sia in prevenzione che in trattamento.
(clicca qui per leggere lo studio)

Uno studio apparso nel 2008 su Journal of Alternative & Complementary Medicine si evidenzia come un estratto del fungo medicinale Agaricus Blazei Murill sia in grado di normalizzare le funzioni di un fegato affetto da epatite cronica di tipo B. L’effetto regolatorio, in particolare, si esplica riportando entro range normali alcuni enzimi il cui dosaggio è fondamentale per stabilire lo stato di salute del fegato.
(clicca qui per leggere lo studio)

In uno studio apparso nel 2017 su Pharmaceutical Biology si sottolinea come alcuni componenti presenti nel Ganoderma lucidum siano in grado di svolgere azione antiossidante ed epatoprotettiva a livello epatico.
(clicca qui per leggere lo studio)

Funghi medicinali correlati:  Ganoderma lucidum, Antrodia camphorata, Phellinus linteus, Agaricus blazei murril

I funghi medicinali sostituiscono la chemioterapia? NO

10 Ottobre, 2019|

Noi di Gano Nature siamo grandi fautori della micoterapia a sostegno dei pazienti di tumore. Tuttavia ci sentiamo in dovere di mettere in guardia i nostri lettori da chi sostiene che i funghi medicinali, da soli, siano indicati come terapia di prima linea contro il tumore. Per quanto certi funghi siano di grande supporto per chi ha la sfortuna di ammalarsi e per quanto siano degli ottimi strumenti coadiuvanti alle terapie e di prevenzione, non consigliamo di fare a meno delle terapie convenzionali per usare solo i funghi medicinali.

Non potremo mai sottolineare abbastanza quanto un tumore sia un problema grave da prendere con la massima serietà e la medicina ufficiale negli ultimi decenni ha permesso di abbassare notevolmente il numero annuo di vittime (riduzione del tasso di mortalità per il cancro del 23% in 21 anni) che hanno perso la battaglia contro il cancro e sarebbe scorretto e poco saggio sminuire simili risultati.

Questo non toglie che la medicina ufficiale possa trovare un validissimo alleato nella micoterapia, specialmente nel caso di quei funghi che lavorano in sinergia con farmaci chemioterapici usati regolarmente come il Cisplatino (ricerca clinica qui) e la Fluoropirimidina (ricerca clinica qui) , aumentandone l’efficacia e attenuandone molti dei pesanti effetti collaterali che tali farmaci portano con sé.

Ma allora sarebbe efficace usare solo i funghi medicinali per curarsi?

Noi lo riteniamo sconsigliabile per diverse ragioni:

  • Tante volte un tumore viene diagnosticato quando è in stadio avanzato e necessita di cure aggressive e incisive. Ammettiamolo: quanto spesso andiamo a farci controllare?

  • Cercare di curare un cancro coi soli funghi necessiterebbe di dosi piuttosto alte e di molto tempo, che molti malati non hanno.

  • Nonostante le dichiarazioni gonfiate di molti ciarlatani che promettono la pillola magica che ottiene effetti mirabolanti, non esiste un prodotto che fa i miracoli.

  • Usare i funghi medicinali al meglio richiede studio, conoscenza ed esperienza che non tutti hanno.

  • Molti venditori si improvvisano esperti ma rischiano di fare più danno che altro. La Micoterapia è un campo ancora poco esplorato in Occidente.

  • Moltissimi studi testimoniano l’efficacia dei composti anticancerogeni scoperti nei funghi contro le cellule tumorali (esempio). Tuttavia gli effetti più tangibili sono arrivati quando in combinazione con le terapie classiche.

 

In realtà non esistono ragioni per abbandonare la normale chemioterapia e radioterapia, e anzi consigliamo di adoperare questi metodi e di abbinarli ad una adeguata integrazione coi funghi medicinali per aumentarne l’efficacia e portare gli effetti collaterali ad un livello molto più contenuto (link alla ricerca qui).

Occorre infatti ricordare che tali terapie sono effettivamente valide contro la malattia ma sono talvolta intollerabili per l’organismo debilitato di un malato di tumore. Si stima che in molti casi la chemioterapia sia inefficace perché il corpo del paziente non ne sopporta lo “choc tossico” e si è quindi costretti ad interromperla prima che abbia avuto effetti apprezzabili sul tumore, permettendogli di crescere ulteriormente.

I funghi medicinali, con la loro attività immunostimolante e immunomodulante sono in grado di sostenere il sistema immunitario, dando all’organismo del malato più armi contro il tumore, e lavorano eccezionalmente bene con i farmaci convenzionali. Noi di Gano Nature siamo convinti che non sarebbe saggio abbandonare le terapie convenzionali quando si potrebbero efficacemente affiancare con degli integratori di qualità che potrebbero fare la differenza.

Servizio del TG1 sui funghi medicinali intervistando alcuni malati di cancro che integrano i funghi medicinali alle terapie tradizionali.

 

TG1 sui funghi medicinali

Un servizio del TG1 sui funghi medicinali. Vengono intervistati un medico e diversi pazienti malati di tumore che assumono i funghi assieme alla chemioterapia.

Gepostet von Gano Nature am Mittwoch, 30. Januar 2019

 

 

 

Cancro

10 Ottobre, 2019|

Il potenziale anticancerogeno dei funghi è dovuto sia alla stimolazione immunologica dei polisaccaridi in essi contenuti sia ad altri composti ad azione anticancerogena che agiscono seguendo più strade (agenti antimitotici, induttori dell’apoptosi, inibitori degli enzimi topo isomerasi giusto per fare qualche esempio).

I benefici per i malati di tumore non arriva solamente dal potenziamento del sistema immunitario ma anche dalla sua “rieducazione”: è stato dimostrato che il sistema immunitario, quando “impostato” in una certa maniera, facilita l’insorgere di allergie e asma e nel contempo diminuisce la risposta immunitaria diretta contro il tumore.

Alcuni funghi tuttavia possono aiutare il sistema immunitario a tornare più reattivo nei confronti del tumore e sopiscono le reazioni avverse, e sono quindi considerati un ottimo alleato nel trattamento ai tumori, come indicato da uno studio norvegese .

Oltre a questo diversi funghi come l’Agaricus blazei murrill sono indicati nell’affiancare le cure tradizionali oltre che per il concreto aiuto nella lotta contro il tumore anche per ridurre i pesanti effetti collaterali della chemioterapia e radioterapia.

Il Trametes versicolor è da tempo utilizzato nel trattamento dei malati di tumore ed è anche indicato come integratore per il decorso post-terapeutico delle donne trattate per il cancro al seno: uno studio condotto su 82 pazienti ha dimostrato come la regolare assunzione di questo fungo abbia visibilmente migliorato i parametri immunitari nelle pazienti.

Lo stesso fungo si è dimostrato anche prezioso per i pazienti di cancro allo stomaco: uno studio condotto su 392 pazienti sotto chemioterapia ha mostrato che l’assunzione di Trametes versicolor ha sensibilmente aumentato il tasso di sopravvivenza dei pazienti, quasi 20% in più rispetto alla sola chemioterapia (sopravvivenza a 3 anni dalla diagnosi del 65% nel gruppo con Trametes versicolor e chemioterapia rispetto al 47% del gruppo con sola chemioterapia).

Anche il Ganoderma lucidum ha una lunga storia di utilizzo contro i tumori e uno studio giapponese di alcuni anni fa condotto su 200 pazienti affetti da adenomi colo rettali (lesioni precancerose che possono portare a cancro intestinale). A circa la metà dei pazienti è stato dato un estratto di Ganoderma lucidum mentre all’altra metà non è stato dato nulla. Dopo 12 mesi il gruppo senza Ganoderma lucidum ha registrato un aumento degli adenomi sia in termini di dimensioni che di numero, mentre il gruppo con Ganoderma lucidum ha sperimentato una notevole diminuzione del numero e dimensione di adenomi, dimostrando l’attività antitumorale di questo fungo.

Sebbene determinati funghi siano più efficaci contro particolari tumori, i benefici si applicano in generale a tutti i tumori. Un recente studio che ha preso in esame 1423 pazienti selezionati da 17 cliniche affetti da diversi tipi di tumore ha accertato che combinare il fungo Lentinula edodes alla normale chemioterapia ne ha sensibilmente migliorato il tasso di sopravvivenza aldilà del tipo di tumore.

Per approfondire consigliamo a tutti i nostri lettori di leggere questo articolo.

Funghi medicinali correlati: Ganoderma lucidum , Agaricus blazei murril (ABM) , Lentinula edodes , Trametes versicolor

Antiossidante

10 Ottobre, 2019|

Tra le centinaia di molecole con attività biologica estratti dai funghi medicinali, se ne possono trovare tantissimi con attività antiossidante. Per esempio, test condotti su estratti di Ganoderma lucidum hanno evidenziato il loro contenuto in fenoli (composti notoriamente antiossidanti) e l’elevata capacità antiossidante (consultabile qui)

I polisaccaridi del Ganoderma lucidum hanno protetto le cellule dagli effetti dei raggi UV, che solitamente causano ridotta vitalità delle cellule colpite, invecchiamento precoce delle cellule e maggior quantità di radicali liberi rispetto a cellule non colpite dai raggi UV.

Tuttavia le cellule esposte a raggi UV e trattate con polisaccaridi del Ganoderma lucidum hanno mostrato maggiore vitalità, invecchiamento meno marcato e minori quantità di radicali liberi se confrontate alle cellule irradiate con raggi UV non trattate col Ganoderma lucidum.

Lo studio dimostra quindi che i polisaccaridi estratti da Ganoderma lucidum proteggono i fibroblasti dall’invecchiamento indotto dai raggi UV, grazie alla loro azione antiossidante che elimina i radicali liberi (consultabile qui).
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Uno studio condotto su 42 volontari ha valutato gli effetti antiageing e antiossidanti dei triterpeni e polisaccaridi estratti dal Ganoderma lucidum. I volontari hanno preso 225mg di Ganoderma lucidum o di placebo al giorno per 6 mesi consecutivi, dopodiché sono stati esaminati i parametri biochimici e antropometrici.

E’ emerso che il consumo di Ganoderma lucidum ha notevolmente migliorato la capacità antiossidante complessiva, il contenuto di glutatione e di tioli nel plasma e ha rafforzato l’azione degli enzimi antiossidanti.


Inoltre i livelli di diverse transaminasi epatiche sono vistosamente calati in chi ha assunto Ganoderma lucidum.
Analisi più approfondite con ultrasuoni addominali hanno mostrato che il Ganoderma lucidum ha riportato alla normalità i livelli di grasso epatico nei soggetti che avevano livelli sopra la media all’inizio dell’esperimento.

Questo esperimento ha quindi provato l’effetto antiossidante, antiageing ed epatoprotettivo del Ganoderma lucidum (consultabile qui)

Funghi medicinali correlati: Ganoderma lucidum

Diabete

10 Ottobre, 2019|

Una recente review (consultabile qui) ha evidenziato i benefici della Grifola frondosa per il trattamento del diabete mellito di tipo 2, oltre a vari effetti biologici tra cui quello immunomodulatorio, anticancerogeno e antiossidante.

Uno studio (consultabile qui) ha misurato l’efficacia di diversi funghi medicinali, in particolare il Trametes versicolor e Grifola frondosa, nell’inibire l’enzima α-amilasi e α-glucosidasi, enzimi chiave per l’iperglicemia tipica del diabete e bersagli terapeutici di molti farmaci contro il diabete. Lo studio ha evidenziato come la Grifola frondosa inibisca efficacemente l’α-glucosidasi, contribuendo ad abbassare notevolmente la glicemia.

Un polisaccaride estratto da Grifola frondosa si e’ rivelato in grado di proteggere le cellule del pancreas adibite alla produzione di insulina, aumentandone significativamente la resistenza ai radicali liberi e agenti chimici (consultabile qui) (Streptozoticina, usata come farmaco contro tumori al pancreas e molto dannoso per le cellule β produttrici di insulina).

Funghi medicinali correlati: Grifola frondosa , Trametes versicolor

Sport

10 Ottobre, 2019|

Uno studio condotto dall’Università degli Studi di Pavia (consultabile qua) descrive come la specifica combinazione di integratori a base di funghi possa migliorare le prestazioni e la resistenza degli atleti partecipanti alla gara ciclistica di Granfondo.

Due funghi medicinali, Ganoderma lucidum e Cordyceps sinensis (3 capsule di C. sinensis e 2 capsule di G. lucidum al giorno) sono stati assunti da 7 volontari sani maschi tra i 30 e i 40 anni, tutti ciclisti amatoriali che partecipano a gare ciclistiche “Gran Fondo”.

L’esperimento ha investigato gli effetti dei funghi a livello di vigore fisico monitorando e comparando diversi fattori prima e dopo lo sforzo fisico: il rapporto testosterone/cortisolo nella saliva e lo stress ossidativo (DPPH attività di sequestro dei radicali liberi).

Una diminuzione oltre il 30% del rapporto testosterone/cortisolo dopo la gara rispetto ai valori precedenti alla gara sono state considerate come un fattore di rischio per il sovraffaticamento (nonfunctional overreaching) o per la sindrome da sovrallenamento (overtraining syndrome).

I risultati mostrano che, dopo 3 mesi di assunzione degli integratori, il rapporto testosterone/cortisolo è cambiato in modo statisticamente significativo, proteggendo gli atleti da overreaching e overtraining.

L’attività antiossidante è stata misurata quantificando l’attività di sequestro dei radicali liberi nel siero. Dopo 3 mesi di assunzione, i dati mostrano un’aumentata capacità di eliminare i radicali liberi proteggendo così gli atleti dallo stress ossidativo.

Funghi medicinali correlati:  Ganoderma lucidum , Cordyceps sinensis

Infiammazioni

10 Ottobre, 2019|

Alcuni funghi come Ganoderma lucidum sono degli ottimi rimedi naturali contro le infiammazioni anche croniche grazie alla loro azione equilibratrice del sistema immunitario.

Per esempio in uno studio clinico del 2015 (consultabile qui) ha testato il Ganoderma lucidum su 64 donne affette da fibromialgia, una condizione cronica infiammatoria di origine reumatica che colpisce prevalentemente le donne e causa forti dolori, rigidità muscolare e disturbi del sonno.

Il test è durato 6 settimane, al termine delle quali le donne che hanno assunto 6g al giorno di Ganoderma lucidum hanno riscontrato vistosi miglioramenti in tutti i parametri esaminati, come la resistenza aerobica, la mobilità di gambe e bacino e la condizione fisica generale, risultati che provano l’utilità di questo fungo come integratore per le donne che soffrono di fibromialgia.

Il Ganoderma si è mostrato molto promettente anche per sindromi da infiammazione cronica come il Morbo di Crohn, disordine che colpisce le mucose intestinali.

Uno studio statunitense (consultabile qui) infatti ha testato alcuni acidi ganoderici estratti dal Ganoderma lucidum  sui tessuti prelevati da pazienti affetti da morbo di Crohn e hanno visto come l’acido ganoderico GAC1 fosse efficace nel sopprimere la produzione di molecole infiammatorie nella mucosa intestinale.

Funghi medicinali correlati: Ganoderma lucidum

Sistema Immunitario

10 Ottobre, 2019|

I polisaccaridi isolati da funghi come Ganoderma lucidum e Agaricus blazei murril (ma non solo) si sono rivelati ottimi stimolatori e regolatori del sistema immunitario, dando prova di poter modulare e potenziare la risposta immunitaria con un’assunzione regolare e prolungata.

Per esempio uno studio condotto sull’Agaricus blazei murril dall’Università di Oslo e pubblicato sulla rivista specializzata Scandinavian Journal of Immunology (consultabile qui) ha suscitato molto interesse sul valore terapeutico dei funghi medicinali.

Lo studio ha infatti evidenziato le notevoli proprietà immunomodulatorie dei β-glucani del fungo nei riguardi dei neutrofili e macrofagi, la prima linea di difesa contro le infezioni, e delle cellule Natural Killer, prima difesa contro le cellule tumorali.

Uno studio condotto su ammalati di tumore in stadio avanzato (consultabile qui) ha mostrato come anche i polisaccaridi del Ganoderma lucidum ne migliorassero i parametri immunitari.

Lo studio mirava ad investigare gli effetti dei polisaccaridi estratti da Ganoderma lucidum sul sistema immunitario dei pazienti di cancro in stadio avanzato. 34 pazienti sono stati arruolati nel trial clinico e hanno assunto 1800mg di estratto di Ganoderma lucidum per 3 volte al giorno prima di ogni pasto, per un periodo di 12 settimane.

Parametri immunitari come il livello di citochine, i sottotipi di cellule T, la risposta mitotica alla fitoemagglutinina (PHA) e l’attività delle cellule Natural Killer sono stati confrontati all’inizio dello studio e dopo le 12 settimane di trattamento.

Alla fine dell’esperimento i livelli di citochine come IL-2, IL-6 ed IFN-γ sono aumentati visibilmente, così come il numero di alcune cellule immunitarie come CD56, l’attività delle cellule Natural Killer e le risposte immunitarie alla fitoemagglutinina. Lo studio indica come l’estratto di Ganoderma lucidum amplifichi la risposta immunitaria nei pazienti con un cancro in stadio avanzato.

Funghi medicinali correlati:  Ganoderma lucidum , Agaricus blazei murril (ABM)

Colesterolo

10 Ottobre, 2019|

Chiunque abbia avuto o ha problemi di colesterolo alto ha familiarità con le statine, farmaci usati quotidianamente da milioni di persone per abbassare i livelli di colesterolemia. Non tutti sanno però che molte di queste statine vengono prodotte in modo naturale da funghi come il Pleurotus ostreatus, rendendolo quindi ideale per le persone che soffrono di ipercolesteloremia.

Uno studio del 2007 (consultabile qui) ha dimostrato che l’assunzione di questo fungo da parte di pazienti diabetici oltre ad abbassare la glicemia ha anche sensibilmente abbassato i livelli di colesterolo cattivo (LDL) senza abbassare il colesterolo buono (HDL).

Lo studio è durato 24 giorni, di cui i primi 7 di assunzione del fungo, i successivi 7 giorni senza fungo e gli ultimi 7 giorni con il fungo. I controlli sono stati ripetuti ogni 7 giorni.

Il fungo ha ridotto significativamente la pressione sanguigna sistolica e diastolica, così come il glucosio nel plasma, colesterolo totale e trigliceridi, mentre non ha abbassato il livello di HDL, valori bruscamente innalzati non appena l’assunzione del fungo è stata interrotta.

Dopo 7 giorni dalla ripresa i valori di glicemia, colesterolo e trigliceridi si è nuovamente abbassata.

La studio conclude che il fungo Pleurotus ostreatus è molto efficace nel ridurre glicemia, pressione sanguigna, trigliceridi e colesterolo, senza tossicità su fegato e reni.

Funghi medicinali correlati: Pleurotus ostreatus

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LA CELLULITE: COME SI MANIFESTA, CAUSE E CURA. La nostra pelle non è un semplice rivestimento ma una struttura [...]

Morbo di Crohn

11 Ottobre, 2019|

Il morbo di Crohn: che cos’è, come si manifesta. Il morbo o malattia di Crohn è una patologia infiammatoria [...]

Epatite

11 Ottobre, 2019|

28 luglio: Giornata mondiale dell’epatite La data è stata fissata per rendere onore al dott. Blumberg, nato il 28 [...]

Cancro

10 Ottobre, 2019|

Il potenziale anticancerogeno dei funghi è dovuto sia alla stimolazione immunologica dei polisaccaridi in essi contenuti sia ad altri [...]

Antiossidante

10 Ottobre, 2019|

Tra le centinaia di molecole con attività biologica estratti dai funghi medicinali, se ne possono trovare tantissimi con attività [...]

Diabete

10 Ottobre, 2019|

Una recente review (consultabile qui) ha evidenziato i benefici della Grifola frondosa per il trattamento del diabete mellito di [...]

Sport

10 Ottobre, 2019|

Uno studio condotto dall'Università degli Studi di Pavia (consultabile qua) descrive come la specifica combinazione di integratori a base [...]

Infiammazioni

10 Ottobre, 2019|

Alcuni funghi come Ganoderma lucidum sono degli ottimi rimedi naturali contro le infiammazioni anche croniche grazie alla loro azione [...]

Sistema Immunitario

10 Ottobre, 2019|

I polisaccaridi isolati da funghi come Ganoderma lucidum e Agaricus blazei murril (ma non solo) si sono rivelati ottimi [...]

Colesterolo

10 Ottobre, 2019|

Chiunque abbia avuto o ha problemi di colesterolo alto ha familiarità con le statine, farmaci usati quotidianamente da milioni [...]

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